Autonomia: Grandi (Cdc), ‘ora la Lega più sola sul regionalismo differenziato’.
Intervista di Alfiero Grandi all’agenzia di stampa Adn Kronos
La decisione del Presidente della Regione ER di abbandonarne il percorso è significativa
La decisione del Presidente dell’Emilia Romagna di abbandonare il percorso per l’autonomia regionale differenziata, avviata dal predecessore Bonaccini, “è la logica conclusione di quanto aveva affermato nella campagna elettorale che ha portato alla sua elezione. Da sottolineare la coerenza del comportamento seguita alle dichiarazioni”. A dirlo all’Adnkronos è Alfiero Grandi, vice presidente del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (Cdc).
Una novità di rilievo nel complesso panorama dell’Autonomia differenziata. “Ora la Lega è più sola nel continuare a rivendicare un regime speciale, in pratica la separazione, per di alcune regioni dal resto dell’Italia, in particolare dalle regioni del Mezzogiorno. Le sentenze della Corte hanno già limitato fortemente l’impatto della legge sull’A.R.D. voluta testardamente da Calderoli. Questa decisione dell’Emilia Romagna toglie di mezzo un alibi propagandistico usato a piene mani dai leghisti e questo è un fatto senza dubbio positivo”.
Forse ancora più importante è l’invito del Presidente dell’Emilia Romagna di rimettere mano al Titolo V della Costituzione, che contiene ambiguità ed errori. “Il Parlamento dovrebbe prendere molto seriamente questa indicazione e impegnarsi a riscrivere alcune parti degli articoli, sia il 116 c.3 e il 117, di fatto già modificati dalla Corte costituzionale, che ne ha limitato drasticamente gli ambiti di applicazione. Anche altri aspetti andrebbero rivisti, anzitutto incorporando la rilettura fatta dalla Corte costituzionale. Sono necessari chiarimenti anche sulla primazia del ruolo dello Stato per fare tornare i conti, per garantire l’esigibilità dei diritti civili e sociali a tutte e a tutti, senza distinzione territoriale”. (segue)
La questione della modifica del Titolo V
Il Coordinamento Democrazia Costituzionale aveva già tentato di porre il problema della modifica del Titolo V. “Sì, insieme ai principali sindacati della scuola, avevamo raccolto 106.000 firme in calce a una legge costituzionale di iniziativa popolare. La proposta è arrivata alla discussione nell’aula del Senato grazie ad un regolamento voluto fortemente da Pietro Grasso, ma purtroppo – la maggioranza bloccata da un patto scellerato di potere – l’ha respinta”.
Se fosse stata approvata Calderoli non avrebbe avuto spazio per i suoi disegni legislativi. “Così si è perso tempo e si è fatta molta confusione. Calderoli ha tentato un ‘golpe’ (non riuscito) con la legge 86/24, censurata duramente dalla Consulta e oggi l’intero progetto dell’autonomia regionale differenziata è fortemente in difficoltà, malgrado le continue pressioni di Zaia e Fontana. Il Governo dovrebbe ora cambiare strategia, accantonare definitivamente la legge 86/24 e semmai consentire un lavoro parlamentare per correggere il titolo V, emendando gli errori nel testo del 2001.
In fondo l’obiettivo del referendum abrogativo era chiudere un capitolo inaccettabile e aprirne uno tutto nuovo. “Ma la Corte costituzionale purtroppo non ha ammesso, sbagliando, il referendum che avrebbe consentito alle elettrici e agli elettori di scegliere con il Si o con il No sulla legge 86/24 e, per di più, la Consulta ha contraddetto il quesito referendario preparato e firmato da 25 giudici della Corte di Cassazione. In sostanza ha prevalso un giudizio timoroso sulla maturità degli elettori a esprimersi in un referendum e questo è sempre un errore, chiunque lo commetta, tanto più in epoca di disaffezione dal voto”.
‘Occorre tornare in Parlamento e cambiare strada’
Perché adesso è importante la decisione dell’Emilia Romagna? “Perché toglie di mezzo un’ambiguità e, nello stesso tempo, afferma con chiarezza che questo è il momento di ripensare a tutto il Titolo V, guardando con maggiore attenzione al ruolo dei Comuni. E di finirla con la provocazione di tentare di strappare poteri e soldi, a ogni costo, da parte di alcune regioni a scapito delle altre”.
Del resto, conclude Grandi, “la stessa sentenza del 10 gennaio sostiene con chiarezza che tutte le funzioni da trasferire – che riguardano diritti sociali e civili – sono soggette a Lep, oltre quelle previste dalla legge 86/24. Ora altre funzioni non si possono stabilire in quanto la normativa sui Lep di Calderoli è stata annientata dalla Consulta. Piaccia oppure no, occorre tornare in Parlamento e cambiare strada” (di Rossella Guadagnini).
21 febbraio 2025